La collina nera di Latina


Don Cesare Boschin, prete di 81 anni, era un uomo all’antica. Amava parlare, e ascoltare. La domenica prendeva le copie di Famiglia cristiana e girava le case dei suoi parrocchiani, a Borgo Montello, comune di Latina. Bussava, prendeva il caffè e raccoglieva i racconti di quei contadini di origine veneta, emigrati nelle terre bonificate negli anni ’30. “Le donne lo aspettavano e raccontavano preoccupate di alcuni viaggi strani, che i figli facevano per trasportare bidoni dall’Emilia e dalla Toscana”, ricordano i suoi parrocchiani. Viaggi discreti, pagati profumatamente, percorsi che anche oggi, a distanza di undici anni, nessuno vuole raccontare.

(pubblicato su il manifesto, maggio 2011)

Don Cesare annotava. Aveva due agende che teneva sul tavolo della canonica. Due quaderni spariti il 30 marzo del 1995, quando fu incaprettato e ucciso per soffocamento. Da allora di quei carichi non si è saputo più nulla. Eppure a poche centinaia di metri dalla chiesa che fu di don Boschin – sotto i sei invasi delle due discariche di Borgo Montello – quei bidoni sono ancora lì. Quando il fiume Astura, che sfiora la discarica, esondò – ricordano gli abitanti – sotto la terra tagliata dall’acqua erano apparsi, allineati, con il colore rosso del metallo ossidato a vista. “Qualche fotoreporter li fotografò – spiega uno dei contadini che frequentava la chiesa di don Boschin – ma nessuno è riuscito a trovare quelle immagini, che sembrano sparite per sempre”.

Borgo Montello, Latina. Terra tradizionalmente nera, nerissima, zona frequentata per anni da quegli stessi fascisti romani che oggi amministrano, governano, mettono il doppiopetto del potere. Una zona – a sessanta chilometri dalla capitale – dove l’espressione “controllo del territorio” indica due fenomeni, poi non così distanti tra loro: estremismo di destra e mafie. Nella parrocchia di don Cesare Boschin il cartello dei Casalesi è presente da almeno vent’anni, da quando il nipote di Bardellino, Paride Sarzillo, gestiva – secondo il racconto di Carmine Schiavone – i rifiuti pericolosi che finivano nella discarica di Borgo Montello. Ed è una terra che ha vissuto – indirettamente – la guerra interna ai Casalesi, quella faida che portò all’eliminazione dei Bardellino e all’ascesa degli Schiavone. Fu proprio la famiglia di Francesco “Sandokan” Schiavone ad investire in diversi appezzamenti di terra in questa zona, per segnare la direzione dell’espansione degli affari delle cosche dell’agro di Caserta. Qui trovarono una destra che partendo da Latina stava costruendo la conquista del potere nella regione Lazio, preparando l’ascesa di Alemanno nella capitale d’Italia, in un laboratorio politico ed economico che ha preso la città di Fondi come asse centrale del potere. La stessa Renata Polverini deve la sua elezione ai tanti ras della destra pontina, al senatore Claudio Fazzone che ha sempre difeso la sua città di fronte alla richiesta di scioglimento venuta dall’ex prefetto di Latina Bruno Frattasi. Ed è una destra di potere, quella pontina, capace di aggregare attorno a se quell’economia predatoria che contraddistingue sempre di più la Regione Lazio.

La variabile politica nell’avanzare delle mafie nel sud del Lazio è stata immediatamente evidente nel caso Fondi. Fu un’intera giunta comunale a finire al centro dell’attenzione della commissione inviata dal Ministero dell’Interno per verificare il grado di penetrazione della Camorra e della ‘Ndrangheta nella gestione amministrativa. Incrociando il contesto descritto nelle 500 pagine della relazione dell’ex prefetto Frattasi, con le diverse inchieste condotte dalle Direzioni distrettuali antimafia di Roma e di Napoli, appare evidente il forte radicamento delle cosche. Padrini divenuti autonomi dalle famiglie di origine, con rapporti – anche familiari – ormai stretti e indissolubili con il potentato locale, tradizionalmente cassaforte di voti per la destra. Con legami che arrivano fino al governo Berlusconi, ai ministri che si contrapposero alla richiesta di scioglimento per mafia.

Borgo Montello è la punta dell’iceberg del ricco business dei rifiuti. Oggi le due discariche – le principali della provincia di Latina – sono gestite dal gruppo Grossi – imprenditore condannato a Milano per la bonifica di Santa Giulia – e da una società mista, partecipata dal Comune di Latina, dai fratelli Colucci di San Giorgio a Cremano e dall’avvocato re della monnezza romana, Manlio Cerroni. Affari che in questi mesi la Procura della Repubblica sta analizzando con la lente d’ingrandimento, basati su incroci societari la cui mancanza di trasparenza fu già denunciata dalla commissione d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti presieduta da Massimo Scalia, terminata nel 2000 con un’importante relazione sugli assetti delle corporation dei servizi ambientali in Italia. E scendendo ancora più a sud, si scopre in maniera evidente quanto pesi la monnezza nella politica del centro destra della provincia di Latina. A Minturno il ras del Pdl locale, Romolo Del Balzo, che ricopriva la carica di presidente della commissione attività produttive in Regione Lazio dopo l’elezione della Polverini, è stato arrestato nei mesi scorsi, con l’accusa di essere stato corrotto dalla società che gestiva i rifiuti solidi urbani. A Terracina è oggi sotto inchiesta la società di gestione ambientale, dopo la nomina, nel febbraio scorso, di un amministratore giudiziario. Anche qui i soci di riferimento sono quegli stessi fratelli Colucci – proprietari del gruppo Unendo – presenti a Borgo Montello da circa un decennio, finanziatori storici dei partiti che oggi compongono il Pdl.

L’omicidio di don Cesare Boschin è oggi ancora impunito, senza un colpevole.  Senza un colpevole è anche l’avvelenamento delle acque delle falde di Borgo Montello, certificato dall’Arpa e dovuto, molto probabilmente, a quei fusti che i ragazzi della zona trasportavano la notte, per una manciata di lire. Indenne è poi uscito il Pdl dalla bufera del caso Fondi, nonostante le due inchieste della Dda di Roma – le operazioni Damasco 1 e 2 – siano approdate ora nelle aule del Tribunale di Latina, con alla sbarra imputati eccellenti, tradizionalmente vicini al centrodestra fondano. Il ras di Fondi Fazzone ha visto parte del suo potere ridimensionato, ma nonostante questo è riuscito a imbottire le liste di uomini fedeli, gli ex consiglieri comunali che fecero cadere il sindaco Zaccheo, filmato mentre chiedeva alla Polverini di non dare più appalti al senatore più chiacchierato del Pdl laziale. Ed è una partita importante, anche se trascurata, quella che si gioca a Latina: la sotterranea alleanza tra la destra e le finanze del peggiore capitalismo punta sempre di più – e con decisione – verso la capitale.

 

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