Bannon e il monastero “shabby” di Trisulti


“Nullus locus sine Genio”, ogni luogo ha un suo genio, un’entità che lo permea. C’è una sorta di stratificazione di storie, di percorsi umani che – nei secoli – hanno lasciato tracce. Visibili, come le mura, gli affreschi, gli intarsi di legno, le volte, gli archi. Più sottili, impalpabili, ma ben presenti, segni degli uomini appena intuibili, in grado, però, di impregnare gli occhi.

La certosa di Trisulti è un luogo meraviglioso. Letteralmente ti avvolge con quel senso di mirabilia, parola latina usata nel medioevo per raccontare lo sguardo che si perde di fronte ad un luogo. Lo smarrimento del viaggio. Cinque chilometri di bosco dividono la piccola cittadella nata benedettina, divenuta nel 1208 certosina, e poi, nel dopoguerra, cistercense. Una biodiversità più unica che rara nella provincia di Frosinone, terra devastata dall’industrializzazione forzata della Cassa del mezzogiorno, con essenze utilizzate per secoli dai monaci nella farmacia con decorazioni barocche. Quasi tremila specie differenti. La natura, con sapienza antica, le lascia convivere, in armonia, facendo capire come la monocoltura – e la monocultura – sia innaturale.

Ecco il genius loci di Trisulti.

Il sovranista shabby

Shabby. Trasandato, non curato. E’ come definiscono il modo di apparire di Steve Bannon negli Usa. Doppia camicia, accostamenti brutali, barba non fatta. Un senso di trascuratezza molto Yankee. Più banale è il visual del suo braccio destro, l’inglese Benjamin Harnwell. Sono i due unici visi noti dell’affaire Trisulti, il giallo geopolitico che ha invaso la Certosa alle porte di Collepardo. Bannon l’ispiratore, l’ideologo, l’oratore in trasferta permanente in Europa – e soprattutto a Roma – da almeno due anni, dispensatore di strategie sovraniste molto, ma molto di destra. Impegnato in interviste, dibattiti, comparsate nelle convention, lo stratega Usa – così lo definiscono – ha lanciato l’Opa sulla politica europea partendo dal gioiello incastonato nel bosco millenario. Benjamin Harnwell è il braccio operativo, attraverso una sigla, la Dignitatis Humanae (DHI).

Wellcome to Trisulti

Il coro ligneo all’interno della chiesa di Trisulti

Cinque euro ed un’ora di visita guidata. Così oggi si accede oggi alla Certosa di Trisulti, presa in gestione dalla DHI. Le guide sono fornite dall’associazione Cicerone di Frosinone. Competenti, gentili, pronte a rispondere anche alle domande che mai si sarebbero aspettate: “Ma che ci fa Bannon qui? E’ vero che vuole fare una scuola sovranista?” – “Questo dicono, ma non ne sappiamo di più”, è la risposta senza tradire nessuna emozione. La Dignitatis Humanae ha preso possesso della Certosa – l’intero complesso, meno l’antica e preziosa biblioteca, che continua a rimanere in capo allo Stato – lo scorso gennaio. Da allora Benjamin Harnwell vive, insieme all’unico monaco rimasto, l’ex priore, a Trisulti.

E’ una domenica con un tempo da cani. La nebbia chiude lo sguardo verso la vallata, la pioggia avvolge completamente la Certosa. Sembra quasi che il Genius loci oggi abbia deciso di mostrare un volto cupo, ancestrale. Ma terribilmente affascinante. Nella biglietteria due anziani turisti discutono con animo. Lui, uomo sulla settantina, milanese, cerca di spiegare a lei, donna coetanea, napoletana, perché la chiesa di Francesco ha tradito. Ricorda la lettera dei teologi guidati dal cardinal Burke – i Dubia – che chiedeva spiegazioni al pontefice sull’esortazione apostolica: “E sai la cosa più grave? Papa Francesco non ha risposto!”. La geopolitica vaticana sembra essersi trasferita sui colli del frusinate. Il bancone dove la guida accoglie i turisti è avvolta da una libreria di legno scuro. In alto un presepe fatto alla meglio, contornato da cinesissimi festoni, è rimasto allestito. E’ l’inizio di maggio, ma in effetti il tempo ricorda dicembre. Alla fine si forma un gruppo di cinque persone, venticinque euro di incasso.

La storia in pericolo

“Hai visto Beniamino?”, chiede un uomo sulla sessantina. L’automobile di Harnwell, l’inglese arrivato qui per cambiare la politica europea, è ferma davanti all’ingresso. E’ una vecchia utilitaria bianca, con un vistoso adesivo pop di Gesù. Un gruppo di oblati è appena arrivato da Roma, come tutti i fine settimana “per dare una mano”. “Qualche pulizia”, spiegano. Harnwell però non si vede. Il tour inizia.

L’affresco nella sala della Farmacia

L’antica farmacia, con decorazioni settecentesche, conserva ancora le essenze, i veleni, i rimedi che la sapienza dei monaci scoprivano nel bosco. Un affresco grottesco raffigura il ricco e il povero. Nella sala di attesa gli sguardi severi dei monaci su antichi ritratti ricordano il silenzio, la regola aurea del luogo.

Alzando lo sguardo, verso il tetto di legno decorato, riappare il bosco, la natura che i cistercensi dominavano rispettando la sua diversità. I segni delle infiltrazioni di acqua, le vernici antiche che si staccano dalle travi, le macchie scure che raggiungono i cavi elettrici. Entrando nel chiostro che al centro racchiude un giardino all’italiana l’erba infestante è ormai alta, segno di una manutenzione minima che pare assente. Le pareti mostrano, anche qui, i segni dell’umidità. Struttura antica, preziosa e dunque fragile. La sala del capitolo, cuore di una Abbazia, è inaccessibile. Torna alla mente quell’aggettivo, shabby. Trasandato.

Galeotta fu la gara

Il Ministero dei beni culturali ha affidato, dopo una gara, alla Dignitatis Humanae la Certosa nel 2017. I contratti sono stati perfezionati lo scorso anno e, da cinque mesi, l’Istituto ha preso possesso del bene. Trisulti rimane dello Stato, mentre la sua gestione è affidata all’associazione di Harnwell per 19 anni.

Il bando prevedeva alcuni criteri per l’affidamento del bene: il “progetto di restauro e di conservazione programmata”, le “le modalità di fruizione pubblica del bene”, la “valorizzazione del bene”, il “prezzo dell’eventuale biglietto”, il “canone annuale proposto” e un “piano economico-finanziario, asseverato da un primario istituto creditizio”. Per quanto riguarda la durata, questa era indicata in 10 anni, tempo che poteva arrivare a 19 anni “nell’ipotesi in cui il concessionario si obblighi ad eseguire consistenti opere di ripristino, restauro o ristrutturazione particolarmente onerose con indicazione del termine di ultimazione delle stesse”. Ovvero se l’offerta prevedeva un intervento di ristrutturazione importante la Certosa poteva essere affidata per quasi un ventennio. E così è avvenuto.

L’Istituto Dignitatis Humanae ha vinto la gara proponendo un progetto di restauro per 1,9 milioni di euro distribuiti in 19 anni (100 mila euro l’anno), mantenendo la struttura aperta al pubblico con un biglietto di ingresso da 3 euro. Il piano economico finanziario prevede un costo complessivo di gestione di 403 mila euro all’anno (di questi 100 mila per il canone versato allo Stato e 100 mila per i lavori di restauro) a fronte di un ricavo variabile tra i 425 mila e i 575 mila euro.

Le cose che non tornano

Il biglietto è venduto oggi a quasi il doppio rispetto alla cifra inserita nel progetto (5 euro invece di 3 euro). Poca cosa? Il piano economico finanziario firmato da uno studio di commercialisti di Roma e asseverato dalla filiale di Gibilterra di una banca danese dichiarava: “Dalle informazioni acquisite (…) e viste le caratteristiche dell’offerta della Certosa di Trisulti si ritiene congruo un prezzo medio di ingresso di euro 3”. L’espressione “medio” lascia un dubbio (la tariffa ridotta per i bambini è di 2,5 euro, dunque la media tra i prezzi è 3,75). Nel paragrafo “Gli elementi di gara”, però, l’importo del biglietto è chiaro, 3 euro. Un dettaglio? Forse. In ogni caso l’aumento del biglietto mette in dubbio una parte importante del piano finanziario.

C’è un altro aspetto non secondario. L’associazione DHI è stata costituita l’8 novembre del 2016; il bando prevedeva, tra i vari requisiti, un’esperienza quinquennale nella gestione di beni culturali. Nel curriculum depositato per la gara si fa riferimento ad un altro soggetto giuridico, la “Dignitatis Humanae Foundation Uk”, creato nel giugno 2013. Si tratta di una limited – ovvero società di capitale – di diritto inglese, creata da Benjamin Harnwell e Michael Seed (francescano inglese, noto per aver convertito Tony Blair al cattolicesimo con un capitale sociale di 4 sterline, due a testa. A corredo della domanda la Dignitatis Humanae ha presentato un contratto firmato il 30 ottobre 2015 con l’abate di Casamari per la gestione del “Piccolo museo monastico di Civita”. Harnwell firmò quel contratto in qualità di “legale rappresentante della associazione religiosa Dignitatis Humanae”, ente che – come lui stesso dichiara nella documentazione di gara – verrà costituito solo un anno dopo e non come amministratore dell’ente inglese. La DHI ha infine presentato due dichiarazioni di “collaborazioni in campo artistico e culturale” di gruppi locali; anche in questo caso si fa riferimento all’associazione che verrà costituita solo a ridosso della gara.

Il convento shabby

L’erba alta nel giardino interno di Trisulti

L’aura intensa di Trisulti è ora in mano all’inglese Harnwell e allo stratega del sovranismo Steve Bannon. Da loro dipende il destino della Certosa di Collepardo. I segni del tempo mostrano i pericoli che quel luogo sta affrontando, con le pareti e i tetti infiltrati dalla pioggia. Al momento non c’è nessuna traccia di cantieri o di interventi urgenti, mentre anche la manutenzione ordinaria – il taglio dell’erba nei giardini con le siepi intarsiate – appare shabby, trasandata.

Bannon sta giocando in questi mesi la partita della sua vita. Nessuno sa che carte abbia realmente in mano, nessuno conosce il volto dei finanziatori del suo progetto e nessuno è in grado di capire quanto realmente ancora conti, soprattutto dal punto di vista economico, l’ex stratega di Trump. Ed è anche molto difficile capire quanto sia solido il patrimonio dell’associazione Dignitatis Humanae, che nel piano economico finanziario non mette neanche un euro di capitale proprio, stando alla documentazione presentata. L’unica certificazione finanziaria proviene dall’agenzia di Gibilterra della Jyske Bank, sportello citato nei Paradise Papers, i leaks sui sistemi offshore. L’istituto ha attestato – senza però garantire, come nel caso di una fidejussione – l’adeguata capacità finanziaria del Dignitatis Humanae.

Il genius loci di Trisulti in ogni caso sopravviverà alla ventata molto Yankee di Bannon. I monaci dell’ordine fondato nel 1084 cercavano Dio nel silenzio e nella preghiera, la via opposta rispetto alla chiassosa tempesta mediatica dell’uomo che sussurrava a Donald Trump, impegnato nel supporto a Matteo Salvini, noto dispensatore di tweet e selfie. Il tempo era in buona parte dedicato al lavoro nella Certosa, compiti spesso umili, manuali, concreti. E molto, molto poco shabby.

2 commenti

  1. Straordinario report che non manca di
    godevoli tratti narrativi. Questo racconto dalla nascita del Monastero benedettino, “all’acquisto ventennale ” dell’ideologo del sovranismo, ci pone davanti ad una scandalosa trasformazione da un luogo di culto di preghiera e di gelosa conservazione delle tremila BIODIVERSITÀ, ad un covo di affaristi, finanziati sicuramente da grandi gruppi economci, per diffondere la dottrina dello sfruttamento intensivo dei territori e delle popolazioni. Bannon, già consigliere e stratega di Trump ( negazionista del mutamento climatico, sostenitore della diffusione delle armi domestiche e dello sfruttamento intensivo del territorio), vuole partire da Trusulti, luogo di insegnamento dell’amore, e del rispetto degli uomini e della natura, con una scuola di preparazione all’egoismo, alla depredazione del territorio, individuando in Salvini l’uomo che riuscirà a imporre questi disvalori( parole sue) : in Italia in Europa e nel Mondo, nell’arco dei 20 anni di. Studio e diffusione del suo credo dal MONASTERO SI TRISULTI.
    SE NON ORA QUANDO, il livello di Indignazione ci spingerà a intraprendere un pellegrinaggio laico, religioso, multietnico, multiculturale, per salvare il nostro territorio, il nostro mondo, la nostra dignità.? Romualdo Spelta

  2. Fa male vedere le foto che rivelano il degrado che deturpa questo monumento di rara bellezza, bellezza dovuta anche allo spettacolare contesto naturalistico in cui è immerso. Ho vissuto a Collepardo buona parte della mia esistenza, e trovo particolarmente avvilente assistere allo scempio che si sta perpetrando. Per esempio: un’inquadratura del recente servizio di Report mostra chiaramente una colonna del porticato antistante l’antica farmacia parzialmente (per ora) corrosa dalla muffa: una chiazza nerastra che si allarga sull’intonaco non più immacolato. Sembra il simbolo dell’ondata bruna che aspira a imporre la propria prepotenza all’intera Europa, con lo scopo di distruggerla.
    Grazie ad Andrea Palladino per l’accurato lavoro di inchiesta e documentazione. Aggiungo che sarebbe interessante (è un suggerimento che mi permetto d rivolgere agli operatori dell’informazione in generale) se venisse presa l’iniziativa di chiedere conto a Dario Franceschini di ciò che lui e/o il suo ministero hanno combinato, e che ormai è sotto gli occhi di tutti. O almeno di coloro che preferiscono non chiuderli.

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