Il Condor e la banalità del male

Augusto Pinochet e Henry Kissinger

Il nome codice era Teseo. E’ la parte rimasta segreta per decenni dell’operazione Condor, l’accordo di intelligence tra i regimi militari di Argentina, Cile, Paraguay, Uruguay, Brasile e Bolivia. Un’estensione dell’operazione riservata, promossa nel 1976 dal regime di Pinochet, pensata per colpire gli oppositori del regime ovunque tentassero di fuggire. Se un dissidente argentino scappava in Brasile i servizi segreti lo inseguivano e lo colpivano.

Lo scorso aprile la Cia ha declassificato un rapporto del 16 agosto 1977 dove viene descritto un ulteriore accordo, chiamato “Teseo regulation, operations center”, datato settembre 1976. La caccia ai dissedenti poteva arrivare fino in Europa. Tanti oppositori ai regimi latino-americani – prima fra tutti la giunta militare di Augusto Pinochet – erano riusciti a fuggire soprattutto verso la Francia e l’Italia.

Killer in grisaglia

Nel rapporto sono riportati i dettagli del funzionamento interno delle squadre di killer con il compito di uccidere i dissidenti (che la Cia definisce “sovversivi”). La cassa comune del centro operazioni era di 10 mila dollari, cifra che doveva essere compensata con versamenti da parte degli stati aderenti a Condor “entro quindici giorni dalle operazioni”.

I target – così erano definiti i dissidenti destinati ad essere uccisi – erano scelti basandosi su liste comuni. Ogni paese forniva un elenco di obiettivi e il centro operativo sceglieva chi colpire con un voto a maggioranza semplice.

Gli assassini di Stato seguivano un regolamento da grigi funzionari. Era previsto un orario di lavoro: dalle 9.30 alle 12.30; pausa pranzo; dalle 14.30 alle 19.30. In caso di operazioni in corso che richiedevano un impegno extra erano previsti gli straordinari.

Così uccide lo Stato

Il piano Teseo descriveva nei dettagli le azioni dei gruppi di sterminio, mandati alla caccia dei dissidenti. “I team saranno composti da membri di uno o più servizi – si legge nel documento declassificato – e secondo le loro esperienze, le qualifiche particolari e le caratteristiche dell’obiettivo”. Il “sistema di lavoro” era definito partendo dalla fase di “determinazione del target e dell’opportunità”, decisa dalla centrale delle operazioni. Subito dopo si passava alla “identificazione del target” realizzata dall’intelligence team, che aveva il compito di “identificarlo, localizzarlo, monitorarlo”.

La parte centrale era “l’esecuzione del target”: “Questa fase è di responsabilità del team operativo che dovrà a) intercettare il target b) portare a compimento l’operazione e c) fuggire”. I membri dei vari gruppi non dovevano conoscersi tra di loro “per ragioni di sicurezza e funzionali”.

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